Il mercato del Verziere: storia di una migrazione

I mercati sono un po’ come le carovane, diciamocelo. Nell’alfabeto segreto del mercato di strada, c’è – ed è palpabile – una tendenza costitutiva a “spostare le tende” che ricorda epoche ben più remote… una tendenza a migrare che investe anche le strutture apparentemente stanziali dei mercati stabili. Ecco perché la storia del Verziere di Milano è anche la storia di una migrazione.

Il mercato ortofrutticolo nasce all’ombra del Duomo e dell’Arcivescovado, nei pressi di quella che oggi è piazza Fontana. L’area, in epoca longobarda, era stata battezzata ‘rauda’ cioè terra da bonficare… il che la dice lunga circa l’aspetto – semipaludoso e incerto – che in epoca antica aveva l’attuale Centro Città. Ai tempi, d’altra parte, tra città e campagna non c’era uno spartiacque ma una membrana permeabile: un rapporto osmotico, insomma.

Passano i secoli e la città cresce, cambia volto: il Novecento ha appena aperto i battenti con la prima Expo milanese, quella del 1906, e manca poco all’appuntamento con la Grande Guerra. Sullo sfondo della città che sale (anzi, proprio nell’anno in cui Boccioni dipinge l’omonimo dipinto), l’antico Verziere sposta le tende in corso XXII marzo nei pressi dello scalo merci di Porta Vittoria: è lì, al parco Vittorio Formentano, che a partire dal ’59, il mercato (tradizionalmente dedicato all’ingrosso) il sabato inizia ad aprire alla vendita al dettaglio.

Ma il tempo passa e la città cresce ancora… è di nuovo tempo di migrare: nel ’65, per motivi di viabilità, il mercato sposta di nuovo le tende, questa volta in via Lombroso. Nella vecchia sede, rimane solo la palazzina Liberty: il vecchio bar centrale dove si svolgeva il “Borsino del Mercato”. Quanto alla palazzina Liberty, poi, la storia – negli anni – prende un altro corso… ma questo ve lo racconteremo strada facendo, sabato 24 giugno.

Martina Fragale