Fondazione Ca’ Granda: il forziere incantato delle campagne milanesi

By luglio 19, 2017Compagni di strada

Gli amici della Fondazione Ca’ Granda ci hanno raccontato la storia di un tesoro… nascosto e alla luce del sole al tempo stesso. Chi conosce, infatti, il magico filo rosso che lega la Ca’ Granda di Milano alle campagne milanesi? Lasciamo la parola a Barbara, che ci racconta la storia di un patrimonio antico…

 

L’OSPEDALE MAGGIORE E LE SUE TERRE

Dal 1456 l’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano è la Ca’ Granda dei milanesi: casa grande non solo per le sue dimensioni, ma soprattutto per l’eccezionalità della sua vocazione. Fondata come luogo di accoglienza e cura per tutti – in particolare per gli ammalati poveri – e progettata per accorpare sedici ospedali medievali cittadini, la Ca’ Granda è cresciuta anche grazie alla generosità di molti benefattori dai quali sono giunte donazioni essenziali al finanziamento dell’ospedale e lasciti testamentari che hanno contribuito a costruire il cospicuo patrimonio rurale che, dal 2015, è affidato in gestione alla Fondazione Sviluppo Ca’ Granda, appositamente creata dall’Ospedale.

Questo patrimonio, costituitosi nel corso di secoli, ha una storia lunga e unica nel suo genere che ancora oggi dà i suoi frutti: nelle proprietà della Ca’ Granda in Lombardia, 8.500 ettari di terreni e 100 cascine storiche nel fertile e bellissimo territorio tra le Prealpi e il Po, tutelato dal Parco del Ticino, dal Parco Adda Sud e dal Parco Sud Milano, si producono riso, latte, ortaggi.

La storia della Ca’ Granda mostra uno strettissimo legame tra l’ospedale e la sua campagna. Sin dal XVI e fino al XVIII secolo dai possedimenti rurali derivavano per l’ospedale non solo le entrate d’affitto in denaro, ma anche i prodotti della terra necessari al sostentamento dei ricoverati e alle preparazioni farmaceutiche. Al suo interno l’ospedale disponeva di un mulino, di forni per la cottura del pane, di cantine per la conservazione del vino, di prodotti in salamoia, di una macelleria e di numerose dispense, di un’erboristeria e – in certi periodi – di ben due farmacie. Le proprietà terriere erano dunque funzionali al sostentamento dell’ospedale.

Ancora oggi i prodotti delle terre della Ca’ Granda della cintura milanese “giungono” in città: il latte e il riso carnaroli lavorati in aziende locali, frutta e ortaggi che si possono acquistare direttamente presso le cascine o gustare negli agriturismi. Le aziende agricole che hanno in gestione cascine storiche e terreni della Ca’ Granda sono testimoni del passato e custodi del futuro produttivo di queste terre, che generazione dopo generazione, racconta storie di famiglie di agricoltori, di impegno per la cura della terra e degli animali, di sfide per innovare e rendere più sostenibile l’agricoltura.

 

PODERI DI MIRASOLE: PONTESESTO E MOLINO DELLA FOLLA

ll complesso di Mirasole nacque come “grangia” nel 1200 (dal francese antico granche, granaio), cioè un insediamento rurale dotato, oltre che di fondi coltivati, di abitazioni, stalle, laboratori artigianali. A Mirasole in particolare si lavorava la lana, si praticava la tessitura e la tintura dei panni.  Per secoli, come avvenuto per altre abbazie in Lombardia (es. Morimondo), la vita monastica e l’attività agricola hanno convissuto: i monaci hanno promosso la bonifica delle paludi malsane che costellavano allora la “bassa” e l’innovazione nelle tecniche agricole che hanno reso quest’area una delle più fertili d’Europa.

Nel 1797 Napoleone, al termine della Campagna d’Italia, per compensare l’Ospedale Maggiore di Milano dell’assistenza prestata ai suoi soldati malati e feriti, donò a questo l’abbazia con i suoi fondi. Questi poderi, che ancora fanno parte del patrimonio rurale dell’Ospedale, hanno una lunga storia richiamata anche nei loro nomi. Pontesesto tradisce l’origine romana: “ponte” da un ponte che allora attraversava il Lambro e “sesto” perchè situato all’altezza della sesta pietra miliare lungo la strada che partiva dal centro di Milano (“ad sestum lapidem Mediolani”, 6 miglia e cioè 9 km circa). Anche Pontesesto era stata in origine una grangia e cioè un piccolo borgo agricolo in cui abitavano diversi nuclei familiari, a volte anche centinaia di persone. Molino della Folla, invece, ricorda la presenza di un mulino, numerosi in quest’area ricca di rogge del Lambro, e di una “folla per carta”, cioè una conca per la lavorazione della materia prima per la produzione della carta, trasformata successivamente in una “folla per panni”, cioè un lavatoio a cui giungevano panni da lavare anche da Milano.

Oggi la vocazione rurale del territorio è ben rappresentata da questi poderi in cui ancora si coltiva prevalentemente riso della varietà carnaroli. La coltivazione del riso risale molto indietro nel tempo ed era affiancata in passato da colture di altri cereali come frumento, miglio, segale ma anche da prati adacquatori e marcite per produrre il fieno utile all’allevamento.

 

SITI DA CUI SONO TRATTE LE INFORMAZIONI

http://www.policlinico.mi.it/StoriaCultura/StoriaCaGranda.pdf

http://www.fondazionesviluppocagranda.it/wp-content/uploads/2015/06/Storia-del-patrimonio-rurale-dellOspedale-Maggiore.pdf

http://abbaziamirasole.org/

http://www.cascinagrande.it/storia%20locale/Carto1.pdf

http://www.scoprirozzano.it/storia_ponte.html