Anguriera vagabonda. A Chiaravalle, un dispositivo di trasformazione nomade

All’Anguriera, noi ci siamo arrivati due estati fa: alla fine dell’SM#7, il Sentiero della Campagna, che ci ha portati – appunto – a Chiaravalle. E’ lì che siamo incappati in un progetto meraviglioso: un’anguriera pensata come testa di ponte per la riqualificazione del territorio circostante. Un modo, per ricucire lo strappo tra l’abbazia e il borgo di Chiaravalle. Il progetto, ce lo aveva raccontato Andrea Perini, dell’associazione “Terzo Paesaggio”. Oggi, Andrea, ci racconta una nuova fase di sviluppo: l’Anguriera, infatti, come ogni pioniere che si rispetti, sta spostando le tende…

Stavamo costruendo insieme una piazza temporanea per Chiaravalle, una di quelle pratiche di tactical urbanism che coinvolgono gli abitanti e gli studenti. Abbiamo avviato un laboratorio con il Politecnico e le associazioni del territorio, per dare a un quartiere che non aveva una piazza, un luogo relazionale aperto a tutti.

 

Tutti gli anni puntuale, il 21 di giugno spunta tra i campi di grano, è la formidabile anguriera. Una serie di baracche auto costruite con vari ambienti: cucina, sala da pranzo e veranda. I materiali sono tutti riciclati e di recupero, assi di legno, lamiere arrugginite, vecchie finestre, frasche, cannette, porte in formica, lampade al neon, sedie di plastica e tavolini vari. Un insieme eterogeneo e kitsch che rasenta il sublime. Qui la globalizzazione non ha attecchito: non si vende coca cola ma si somministra un’anguria deliziosa, meloni e verdure coltivate proprio intorno. […] Una vera e propria architettura accidentale, un tempio gioioso dell’ipoconsumo, una sacca di resistenza. Un luogo dove ci si rende conto che la felicità non sta nel possesso delle cose, ma nella capacità di farne uso. Al tramonto con gli amici diviene un luogo speciale, ci rilassiamo in silenzio con milioni d’insetti e una strana atmosfera sospesa. Si ripete un rito della tradizione e ci accorgiamo di una cosa assai paradossale: la tradizione ha origine in una rivoluzione, in un atto rivoluzionario” (Marco Ermentini, la piuma blu – abecedario dei luoghi silenti, Milano, Mimesis 2013)

Era giugno del 2014, le architetture temporanee della piazza stavano prendendo forma, un pomeriggio Marta entrò in una piccola libreria del centro, io al telefono con un funzionario del Comune per sbrogliare alcuni nodi amministrativi, lei presa a curiosare distrattamente tra i libri. A un tratto d’istinto aprì questo piccolo libretto bianco, precisa su quella pagina: il titolo “anguriera” brillava in testa a poche lucide e intense righe. Dovetti interrompere la comunicazione telefonica, avevamo trovato conferma che quello che stavamo facendo era la strada giusta!

Rintracciammo subito l’autore, lo incontrammo, venne poi all’Anguriera di Chiaravalle e lo frequentammo per qualche tempo. Divenne anche, presto, consulente di Renzo Piano per il rammendo delle periferie. Insomma l’Anguriera di Chiaravalle, involontariamente, era stata riconosciuta come un dispositivo di rigenerazione, probabilmente anche il maestro Piano ne aveva sentito parlare e forse la stava addirittura studiando.

Chiaravalle è un brano di territorio indeciso dove la città si confonde con la campagna, antico simbolo della milanesità per accoglienza, spiritualità e agricoltura, ridotta a periferia degradata dalla modernità. Con la dismissione della ferrovia Milano-Genova, la riqualificazione delle acque del canale Vettabbia, storicamente amministrate dai monaci cistercensi e la riattivazione delle cascine limitrofe con progetti a vocazione sociale, riscopre una nuova vitalità e centralità. Oggi può rinascere come area rurale-urbana a forte vocazione culturale, abbandonando progressivamente la condizione di periferia degradata.

Nonostante il successo del luogo e la piazza così apparecchiata, capimmo presto, che l’Anguriera di Chiaravalle era un dispositivo di trasformazione nomade. La sua azione doveva quindi necessariamente toccare tutti quei punti di Chiaravalle in fase di trasformazione: la piazza, la ferrovia, il circolo, l’ex palestra…

Con Matilde, la proprietaria dei terreni che ospitarono per un biennio la piazza-temporanea, andò in effetti proprio così: ora che lo spazio era rigenerato, pieno di cura e attenzione, l’anguriera non serviva più. Ma qui era stato facile, Matilde e la sua famiglia sono persone eccezionali, hanno lavorato senza sosta per moltissimo tempo. E sono stati più che altro loro ad aiutare noi.

Con Anguriera di Chiaravalle stavamo sperimentando un metodo per ricucire il luogo e la sua comunità: l’Anguriera e il suo vagabondare accompagna e provoca la rigenerazione del quartiere periferico di Chiaravalle. Sposta l’accento dalla trasformazione delle infrastrutture alla vivificazione dei luoghi e al protagonismo culturale degli abitanti.

Consapevoli appunto che la restituzione di identità e la vivibilità dei luoghi riguardi la partecipazione attiva di persone impegnate nel disegno delle relazioni, delle economie e del paesaggio, con questo dispositivo, abbiamo creato un’atmosfera, un paesaggio, una vera e propria opera che ha saputo tenere insieme diversi e complessi livelli del progetto: Spazi-Scenografie, Narrazioni-Sceneggiature, Eventi-Performance.

Le prossime tappe del cammino, tutte ancora da scrivere, sono molte. La ferrovia dismessa di Chiaravalle, che quest’anno compie dieci anni di abbandono, relitto che nasconde nella sua storia la distruzione del chiostro grande del Bramante. Lo storico circolo di quartiere, ex sede del PCI, poi gloriosa balera e presidio di socialità. Oggi in cerca di un rinnovato sistema d’offerta, per il quale proponiamo una cucina collaborativa che metta al centro la comunità, il territorio e la sostenibilità, con particolare attenzione per le relazioni intergenerazionali e il dialogo interculturale. E infine la ex palestra di Chiaravalle che la comunità locale rivendica dal 2009. Edificio dismesso dove dare luogo alla base del community hub (http://www.communityhub.it/), spazio ibrido a vocazione culturale dedicato al paesaggio. Ma questa è un’altra storia!

Segui il vagabondaggio qui: @Anguriera di Chiaravalle

Andrea Perini